Chi sono

Amo parlare di me pur essendo la prima delle introverse.

Quando mi si chiede di me, faccio ordine mentale delle varie tappe della mia vita e comincio un racconto molto ordinato, assicurandomi di non dimenticarmi niente, che la gente si innervosisce quando si fanno continue digressioni e si aprono e chiudono infinite parentesi. Almeno io mi rompo le balle, per esempio.

Quindi andiamo per ordine: mi chiamo Manuela, classe 1974, sagittario, e come tale nomade e artista, ma pure moody, come dicono gli inglesi, che con una sola parola ti racchiudono un mondo, che altro non è che una persona che cambia umore come cambia il tempo in Islanda.
Amo le stagioni fredde e quelle un po’ meno fredde, odio profondamente l’estate, ma solo perché fa troppo caldo a questa latitudine, se vivessi nel profondo nord probabilmente sareabbe l’esatto contrario, ma tant’è.

Nasco ad Alghero da una famiglia sarda, anzi, sardissima, e vivo in Sardegna finché non mi rendo conto che l’isola è troppo piccola per il mio ego e in quarta superiore comincio il nomadismo. E comincio con un anno negli USA come exchange student dove frequento l’ultimo anno della loro scuola superiore. Di quello che si vede nei film faccio tutto, ma tutto tutto eh (anzi no, la cheerleader non la faccio perché la divisa non mi donava), compreso il ballo di fine anno, anche se io ho saltato il ballo vero e proprio perché ho preferito gli short in jeans al vestito da sera (e perché i vestiti da sera che mi potevo permettere erano davvero un oltraggio alla decenza).

Torno in Italia e la mia vita non è più la stessa. Faccio Lingue e Letterature Straniere Moderne a Sassari ma solo perché procrastinare è nel mio DNA, se avessi fatto la scuola di Interpreti e Traduttori a Trieste probabilmente ne sarei uscita come ‘primipara attempata’ a 30 anni suonati.
Poi l’Erasmus dei poveri al quarto anno (era solo uno stage in un hotel patrocinato dal Ministero dell’Istruzione) in Spagna e la borsa di studio per insegnare italiano all’estero. Dopo la laurea si parte per la meravigliosa Scozia, dove ho vissuto per un intero anno scolastico + IVA (solo un mese in più eh, giusto il tanto di vederla con qualche spicchio di sole). 

Finito il contratto di insegnamento non ho nessuna voglia di tornare in Italia, così trovo lavoro in Irlanda e mi ci trasferisco dopo poco, il tempo di passare in Sardegna a salutare i miei e poi si parte per la nuova avventura. Vivo a Limerick per quasi due anni e poi, stufa della pioggerellina e di stare troppo ferma, do le dimissioni e torno in Italia, senza nessuna certezza.
Scelgo Bergamo e ci resto. Trovo lavoro a Milano e resto nella stessa azienda per 15 anni occupandomi di amministrazione e gestendo solo paesi esteri. Benedetta azienda che mi fa viaggiare spesata e parecchio comoda per mezzo mondo, gli aeroporti diventano la mia arena preferita. 

Nonostante tutti i miei viaggi fino ad oggi siano stati fatti da sola, solo nell’Ottobre 2018 faccio quello che considero, veramente, il mio primissimo viaggio in solitaria e diventa una droga. Nel 2019 vado da sola in Spagna, Polonia e Giappone. Scopro che viaggiare da sola mi rigenera, mi guarisce, mi riempie.
Poi arriva il 2020 e in programma ci sono San Pietroburgo, Vienna e la Finlandia, ma poi scoppia una pandemia e salta tutto, c’è un lockdown, chiudo una relazione importante e do le dimissioni. Insomma non mi faccio mancare niente.

È in quest’anno disgraziato che trovo il coraggio di ricominciare e a 45 anni eccomi qui, ad assecondare due delle mie più grandi passioni: viaggiare da sola e scrivere.